Blockchain, paleomonete e valute virtuali: un viaggio lungo 5.000 anni!

Prendo spunto da un articolo di Gino Satta pubblicato su (“Eticaeconomia)per raccontarvi una storia affascinante e per provare, con il prezioso supporto di riferimenti storici ed antropologici, l’esistenza di un filo sottile che lega le esperienze delle paleomonete, soprattuto quella nota come RAI, con le fondamenta del nuovo paradigma della blockchain.

Gino Satta citando un articolo dell’Economist del 15 marzo 2014, intitolato Hidden flipside, spiega come le criptovalute possano essere accostate alla celebre moneta di pietra dell’isola di Yap, gli enormi dischi di pietra perforati (RAI) che gli abitanti dell’isola del Pacifico usavano come mezzo di pagamento in alcune importanti transazioni, in particolare quelle matrimoniali. A motivare l’accostamento era la particolare modalità di trasferimento della proprietà delle pietre, che, essendo quasi inamovibili, cambiavano proprietario senza essere trasferite fisicamente attraverso il riconoscimento pubblico della transazione incorporato in una storia orale, che tutti conoscono e nessuno controlla. L’analogia con la blockchain che registra l’intera storia delle transazioni, certificando la proprietà della criptovaluta e impedendo che la stessa possa essere spesa due volte, e’ evidente come stimoli interessanti riflessioni e potrebbe anche essere ulteriormente indagata.

Sembra quasi che gli abitanti della sperduta isola di Yap conoscessero già la blockchain.

Secondo la leggenda che ancora oggi viene tramandata, intorno al 1400 gli abitanti di Yap (isola del Pacifico poco piu’ grande di Pantelleria) raggiungo Palau distante circa 400 kilometri. Abbagliati dalla bellezza di una particolare pietra locale, decidono di ricavarne dei pesanti dischi da usare come mezzo di scambio. Dopo aver praticato un foro al centro di ogni disco, trasportano le “monete” a bordo delle leggere canoe a bilanciere. Esistevano RAI di diverse dimensioni e, quindi, di diverso peso e valore. Le RAI piu’ antiche e quelle piu’ grandi avevano un valore maggiore perche’ avevano richiesto maggiore lavoro per l’estrazione della pietra ed il trasporto. Una moneta il cui valore e’ ancorato al lavoro delle persone e’ già qualcosa di rivoluzionario rispetto alle monete fiat che acquisiscono e mantengono valore per il solo fatto di essere acquistate e vendute sui mercati finanziari in momenti piu’ o meno favorevoli.

Questa, in breve, è la storia del Rai dell’isola di Yap. Dalla quale si evince un primo punto di contatto con le valute virtuali, anche se legato prevalentemente alla sfera lessicale. Come le criptovalute, infatti, anche il Rai viene “estratto”. Se per i dischi l’estrazione è fisica, per le criptovalute l’estrazione è ovviamente virtuale. Il processo di mining, infatti, riguarda una serie di complicati calcoli che i “minatori” di internet effettuano mettendo a disposizione la potenza del proprio computer. O almeno era così agli albori, visto che attualmente il mining è diventato così complesso da richiedere macchine ad hoc oppure reti di computer collegati tra loro ma comunque dedicati esclusivamente all’estrazione della criptovaluta.

Ma il vero aspetto che accomuna le criptovalute al Rai è la logica che rende le due monete scambiabili. Ancora oggi, girando sull’isola di Yap, è facile imbattersi in questi pesanti dischi di pietra abbandonati nei giardini delle abitazioni, lungo le strade o, addirittura, in fondo al mare. Un modo per scovare possibili ladri? No, semplicemente a nessuno yapese verrebbe mai in mente di rubare un Rai. Non solo perché sarebbe difficile da trasportare e nascondere, ma soprattutto perché sull’isola di Yap tutti sanno a chi appartiene ogni singolo Rai. Anche quelli che si trovano sul fondo del mare. E ciò è possibile grazie a un registro che tutti gli abitanti posseggono e che viene aggiornato dopo ogni transazione. Vi ricorda qualcosa? Esatto: la blockchain, la tecnologia che permette di creare i bitcoin e tiene conto di tutti i movimenti e gli scambi, permettendo, ad esempio, che il bitcoin venga speso solo dal suo legittimo proprietario. Quindi, come per le criptovalute, anche sull’isola di Yap non esiste una banca centrale (anche se la sigla BoY non suonerebbe male…) perché il registro diffuso garantisce la validità dei dischi di pietra. Che sull’isola della Micronesia, insieme al molto meno poetico dollaro americano, si usano ancora. Pur essendo un po’ scomodi per pagare un caffè al bar.

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Gianni Ciao (Co-founder Circuito Samex)

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